Sospesa da oltre due mesi e mezzo per fatti privati: la FLAI CGIL accende i riflettori sul caso Biancoforno
«La dignità di una lavoratrice non si misura con una busta paga»: la FLAI CGIL denuncia la sospensione prolungata e l'inazione aziendale del caso Biancoforno.
Ci sono vicende aziendali che lasciano allibiti non soltanto per la gravità della decisione iniziale, ma soprattutto per l’arbitrarietà e la mancanza di umanità con cui vengono gestite nel tempo.
La vertenza che coinvolge una lavoratrice dello stabilimento Biancoforno è purtroppo una di queste.
Lo scorso 12 giugno, la lavoratrice è stata sospesa dal lavoro con effetto immediato a seguito di un episodio di natura strettamente privata, avvenuto al di fuori del contesto e del luogo di lavoro. Un provvedimento drastico, assunto dall’azienda prima ancora di aver ascoltato la lavoratrice e di averle concesso la possibilità di fornire la propria versione dei fatti. Nei fatti, l’azienda ha scelto di ascoltare una sola parte, facendone derivare conseguenze immediate e penalizzanti esclusivamente sull’altra persona.
La direzione aziendale sostiene di aver agito con l’intento di tutelare un altro dipendente, che avrebbe dichiarato di non sentirsi sicuro. Tuttavia, sorge spontanea una domanda essenziale: quale tutela e quale rispetto sono stati garantiti alla lavoratrice sospesa? Parliamo di una persona che vive già una situazione di particolare e nota fragilità e che, proprio per questo, avrebbe necessitato di una gestione aziendale attenta, equilibrata e rispettosa.
Per quale ragione si è creata questa disparità di trattamento? Con quali criteri oggettivi e normativi è stata presa tale decisione? Sono interrogativi chiari ai quali la dirigenza di Biancoforno ha il dovere formale e morale di rispondere.
Non ci troviamo di fronte a una misura cautelare temporanea o a una gestione d’emergenza.
Dal 12 giugno sono trascorsi oltre due mesi e mezzo. In questo periodo si sono susseguiti numerosi incontri sindacali nei quali l’azienda ha reiteratamente rassicurato le parti sul fatto che si sarebbe giunti a una soluzione equa.
Oggi è il 26 agosto: i lavoratori rientrano dalle ferie estive, ma per la nostra iscritta la soluzione continua a non esserci. La lavoratrice continua a rimanere nel limbo, nell’incertezza totale sul proprio futuro professionale e umano, lasciata sola da un’azienda che dimostra di non voler tutelare i propri dipendenti con la medesima misura.
È pur vero che l’azienda sta continuando ad erogare lo stipendio. Ma pensare che l’aspetto economico esaurisca la questione o risolva il problema sarebbe un errore grave e inaccettabile. La dignità di una persona non si compra con una busta paga. La FLAI CGIL non intende limitarsi a prendere atto dell’assegno mensile. Vi sono danni profondi che non si misurano in euro: l’isolamento forzato dal lavoro, il peso logorante dell’incertezza, il ridimensionamento della professionalità e le pesanti ripercussioni psicologiche che un’attesa indeterminata provoca sulla vita di un individuo.
Riteniamo inaccettabile che, per risolvere o congelare una situazione delicata, la soluzione scelta sia quella di dequalificare e sospendere a tempo indeterminato una lavoratrice fragile, trasformandola in un problema da spostare o rinviare.
Non stiamo chiedendo sconti o favori a Biancoforno. Chiediamo il rispetto delle regole, della trasparenza e della persona: la lavoratrice deve essere riammessa al lavoro ed essere trattata con la dignità che le spetta.
