Un’altra difesa è possibile!

Una proposta di legge per istituire il Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta

Difesa civile e nonviolenza: una proposta di legge che indica un’alternativa al riarmo

Mentre in Europa e in Italia cresce la corsa al riarmo e si moltiplicano gli investimenti destinati all’industria bellica, torna al centro del dibattito una proposta che va nella direzione opposta: costruire la sicurezza investendo sulla pace, sulla prevenzione dei conflitti, sulla protezione delle persone e sul rafforzamento della coesione sociale.

Il disegno di legge per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta, depositato in Parlamento, rappresenta un tentativo concreto di dare attuazione ai principi della Costituzione, riconoscendo che la difesa della Repubblica non si esaurisce nello strumento militare ma comprende anche strumenti civili capaci di prevenire le crisi, proteggere le comunità e promuovere la pace.

Una proposta che riprende e aggiorna l’iniziativa di legge popolare promossa nel 2015 da centinaia di associazioni, reti pacifiste e organizzazioni della società civile.

La Costituzione indica la strada

La proposta si fonda sugli articoli 2, 11 e 52 della Costituzione.

L’articolo 11 afferma con forza che l’Italia ripudia la guerra come mezzo di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. Non è una semplice dichiarazione di principio, ma un indirizzo politico e istituzionale che affida alla Repubblica il compito di ricercare strumenti diversi dalla guerra per garantire la sicurezza e la convivenza tra i popoli.

Anche il “sacro dovere” della difesa della Patria previsto dall’articolo 52, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, può essere esercitato attraverso forme di difesa civile, non armata e nonviolenta.

Si tratta di un patrimonio culturale e costituzionale che affonda le proprie radici nell’esperienza dell’obiezione di coscienza, nelle riflessioni di Pietro Pinna e Aldo Capitini e nella convinzione che la sicurezza delle persone si costruisca prima di tutto attraverso la giustizia, la solidarietà e la partecipazione democratica.

Un’alternativa alla logica del riarmo

Negli ultimi anni l’Europa ha scelto di aumentare in modo significativo la spesa militare, mentre si discute della possibilità di destinare centinaia di miliardi di euro al rafforzamento degli apparati bellici.

È una scelta che solleva interrogativi profondi.

Per il movimento sindacale la sicurezza non coincide con l’accumulo di armamenti. La vera sicurezza significa lavoro stabile e di qualità, sanità pubblica, scuola, ricerca, protezione civile, cooperazione internazionale, tutela del territorio e contrasto alle disuguaglianze.

Ogni euro destinato alla corsa agli armamenti è un euro che rischia di essere sottratto agli investimenti necessari per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: la crisi climatica, la riconversione ecologica dell’economia, la sicurezza nei luoghi di lavoro, il rafforzamento del welfare e la creazione di occupazione di qualità.

Anche per questo è importante aprire una discussione pubblica su modelli diversi di difesa e sicurezza, capaci di mettere al centro le persone e non le armi.

Cosa prevede la proposta

Il disegno di legge istituisce presso la Presidenza del Consiglio il Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta, chiamato a coordinare le politiche pubbliche dedicate alla prevenzione dei conflitti e alla sicurezza civile.

Tra le sue funzioni figurano:

  • la promozione dei diritti fondamentali e delle istituzioni democratiche;
  • il coordinamento dei Corpi civili di pace;
  • la formazione della popolazione alla gestione nonviolenta delle crisi;
  • la ricerca sul disarmo e sulla riconversione civile delle produzioni militari;
  • la promozione della mediazione dei conflitti, della cooperazione internazionale e dell’educazione alla pace;
  • il contributo, insieme alla Protezione civile e agli altri organismi competenti, alla tutela della popolazione nelle emergenze.

La proposta prevede inoltre l’istituzione di un Fondo nazionale per la difesa civile, finanziato attraverso la legge di bilancio e con la possibilità per i contribuenti di destinare il sei per mille dell’IRPEF a queste finalità, senza costi aggiuntivi.

Pace, lavoro e riconversione produttiva

Per la CGIL il tema della pace non può essere separato da quello del lavoro.

La transizione ecologica e quella industriale rappresentano oggi la vera sfida per il sistema produttivo italiano. Servono investimenti pubblici e privati capaci di creare buona occupazione, innovazione, ricerca e filiere sostenibili.

Anche il settore della difesa deve essere coinvolto in un processo di riconversione produttiva, valorizzando competenze industriali e tecnologiche verso produzioni civili ad alto contenuto innovativo: energie rinnovabili, mobilità sostenibile, infrastrutture resilienti, protezione civile, sicurezza del territorio, tecnologie per la prevenzione delle calamità e per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Sono questi gli investimenti che rafforzano realmente il Paese e costruiscono un futuro per le nuove generazioni.

Costruire la sicurezza investendo sulla pace

Questa proposta di legge non chiede di eliminare la difesa militare, ma di affiancarla con un sistema stabile di difesa civile, coerente con i valori della Costituzione e con il ripudio della guerra.

È una scelta che apre una riflessione più ampia sul modello di sviluppo che vogliamo costruire.

Di fronte alla crescita delle tensioni internazionali, la risposta non può essere soltanto quella di aumentare la spesa militare. Occorre investire nella diplomazia, nella cooperazione, nella prevenzione dei conflitti, nella giustizia sociale, nella tutela dei diritti e nella partecipazione democratica.

Per il sindacato, la pace non è un principio astratto ma una condizione indispensabile per il lavoro dignitoso, per la democrazia e per uno sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale e sociale. Per questo ogni scelta di bilancio dovrebbe interrogarsi su quale futuro intende costruire, quello della competizione armata o quello di una società più giusta, più inclusiva e più sicura perché capace di investire nelle persone, nel lavoro e nella conversione ecologica dell’economia.

Firma e sostieni la proposta di legge di iniziativa popolare:

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008

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