#StopCeta della Flai Cgil

Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil, esprime e spiega il NO della categoria al Ceta
“Crediamo che la politica commerciale dell’UE debba favorire ed incoraggiare la convergenza verso un profilo alto degli standard e respingere ogni forma di dumping sociale a partire dalle condizioni di lavoro e dalla remunerazione dei lavoratori.
Con il TTIP e con il CETA abbiamo assistito ad un percorso decisionale che è passato sopra alla testa di cittadini, lavoratori e consumatori con un deficit di democrazia spaventoso. Abbiamo, inoltre – prosegue Galli – molte preoccupazioni sul tema della salute alimentare. Un esempio: senza ancora essere entrato in vigore, il CETA ha già indebolito almeno una norma UE, infatti, in vista della sua introduzione e della formulazione specifica in esso contenuta, il divieto di importazione di carcasse bovine pulite con sostanze chimiche è stato già rimosso. Per di più, il principio di precauzione non è menzionato in modo sufficientemente esplicito nel testo del CETA, giungendo a un’interpretazione del principio di precauzione molto più limitata rispetto a quella che prevale di solito all’interno dell’UE. Altra questione è quella degli Ogm: esiste il rischio che il CETA possa bloccare l’adozione di nuove normative europee o pregiudicarne il contenuto. Il trattato potrebbe inoltre bloccare o ostacolare i tentativi di rafforzamento della legislazione comunitaria vigente e senz’altro aumenterà la pressione per un cambiamento delle soglie di tolleranza della presenza di OGM e minacciando i requisiti di etichettatura per gli OGM esistenti. Il principio Europeo di “tolleranza zero” rispetto agli OGM uscirà fortemente minato. Infine, anche i nostri prodotti, l’eccellenza del Made in Italy, usciranno penalizzati dall’eventuale accordo.

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