MODIFICA a LEGGE SU PROFESSIONE FORENSE

La Consulta delle professioni della CGIL ha presentato presso la sala stampa della Camera dei Deputati il 28 giugno la proposta di legge che prevede di far decadere la incompatibilità tra la professione di avvocato e lavoro dipendente e liberare le migliaia di avvocati monocommittenti che si trovano in un limbo professionale.

Infatti da un lato essi sono di fatto dipendenti degli studi professionali e il loro rapporto di lavoro ha le caratteristiche, senza gli stessi diritti, di un lavoro subordinato. Dall’altro lato non hanno la possibilità di utilizzare le libertà legate alla condizione di veri professionisti.

Questa proposta, portata avanti insieme alle associazioni forensi, alla Filcams e al Nidil, ha visto un percorso condiviso con i lavoratori interessati attraverso assemblee svoltesi in tutto il territorio nazionale.

La formula è quella dell’attuale Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti degli studi professionali. Per dare risposte sia ai professionisti veri sia ai lavoratori dipendenti di fatto in dettaglio l’intervento legislativo chiede la modifica dell’articolo 19 della L. 247/2012 aggiungendo un apposito comma che recita:

“L’incompatibilità non si verifica per gli avvocati che svolgono attività di lavoro dipendente o parasubordinato in via esclusiva presso lo studio di un altro avvocato o associazione professionale o società tra avvocati o multisciplinare, purchè la natura dell’attività svolta dall’avvocato riguardi esclusivamente quella riconducibile ad attività propria della professione forense.”

E’ stato assicurato da parte dei firmatari della proposta di legge, i deputati Gribaudo, Maestri e Paris, l’impegno di fare il possibile per calendarizzare la proposta in modo che venga discussa in aula prima che della conclusione della legislatura.

Related posts