Legge di bilancio e Airbnb.

FOLLE PREVEDERE LA CEDOLARE AL 10% PER GLI AFFITTI TURISTICI

E’ già assurdo che si ritorni a parlare dopo il DL 50/2017 della tassazione sugli affitti turistici, ancor più sconcertante che si ipotizzi una cedolare al 10% motivandola con la necessità di contrastare l’evasione fiscale. Se il contrasto all’evasione fiscale si fa abbassando le tasse sulle rendite i lavoratori dipendenti continueranno a pagarle per tutti. Ricordiamo ai paladini di questa ingegnosa proposta che già la cedolare al 21% prevista dalla manovra correttiva di giugno è un vantaggio secco per la proprietà prima assoggettata alla tassazione Irpef. Ridurla ulteriormente prevedendo un vantaggio, peraltro molto dubbio sotto il profilo costituzionale, solo a chi utilizza le piattaforme di multinazionali come Airbnb, che notoriamente sono abilissimi nell’evadere indisturbati le tasse, è sinceramente inaccettabile. Ma non basta. Mentre a Parigi, Amsterdam, Barcellona si studiano e si adottano norme per arginare il fenomeno della trasformazione degli alloggi da abitazione a bed e breakfast, in Italia, dove già città come Venezia e Firenze sembrano abitate solo da turisti, si fa esattamente il contrario: si incentivano questi fenomeni negativi. Così mentre perde di significato concreto qualsiasi ragionamento sul futuro delle città e delle sue periferie si consuma anche qualsiasi tentativo di governare la dinamica degli affitti abitativi con la conferma della cedolare al 10% per i contratti concordati. Perché si dovrebbe affittare ad un canone più basso di quello di mercato quando si può tranquillamente affittare per brevi periodi a canoni molto più alti pagando la stessa tassa?

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