Giornata dell’aborto sicuro e legale e di lotta contro la violenza di genere

COSA INDOSSO? LA LIBERTA’

A Pisa iniziativa sabato 30 settembre presso Logge di Banchi
dalle 17 alle 19
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Firenze, 27 settembre 2017 – Fonte: CGIL regionale Toscana – “Libertà e diritti per le donne: riprendiamoceli”, la Cgil Toscana si mobilita per domani giovedì 28 settembre (Giornata dell’aborto sicuro, presidio a Firenze in piazza Duomo ore 15:30-17:30) e per il 30 settembre (iniziative nelle province contro la violenza sulle donne, in seguito all’appello “Avete tolto senso alle parole”). In Toscana più aborti e meno interruzioni volontarie di gravidanza, più della metà sono i medici obiettori. Agli sportelli Donna della Cgil in Toscana la violenza è il tema predominante. Dalida Angelini e Anna Maria Romano: “E’ ancora lunga la strada che porta al pieno rispetto delle donne dentro e fuori il mondo del lavoro”

LIBERE di scegliere senza imposizioni, LIBERE di decidere di essere madri, LIBERE di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza: per domani giovedì 28 settembre il Coordinamento Donne della Cgil Toscana, nella Giornata mondiale per l’aborto sicuro, organizza un presidio a Firenze (piazza Duomo, lato via del Proconsolo, ore 15:30-17:30): saranno presenti striscioni, cartelloni, colore (rosso) e saranno fatte letture. “Le donne e tutta la Cgil Toscana sono consapevoli dell’importanza di essere presenti per sottolineare ancora una volta il diritto alla libertà di scelta di ognuna di noi; il diritto a vedere applicata una legge dello stato, di fatto indebolita o resa nulla dalla troppa obiezione di coscienza; la necessità di combattere l’ennesima mattanza delle donne: l’aborto clandestino. MUOIONO 137 donne al giorno NEL MONDO PER ABORTI PRATICATI ILLEGALMENTE (prima causa di morte per le giovani tra 15 e 19 anni, nei paesi poveri). Anche in ITALIA il ricorso all’aborto clandestino è sempre più diffuso e mette a rischio la sicurezza e la vita delle donne: ALMENO 20.000 L’ANNO (ma se ne stimano almeno il doppio). L’aborto clandestino esiste eccome e ancora una volta discrimina per ricchezza: c’è quello che riguarda le donne che possono pagare e che vanno in cliniche private dove le ivg si praticano e si chiamano ‘aborti spontanei’. E quello, ben più drammatico, che riguarda le donne che non hanno soldi né vie alternative”, dice Anna Maria Romano (Coordinamento Donne Cgil Toscana).

I DATI TOSCANI

Anche in Toscana, pur con un tasso di abortività che si mantiene sempre superiore alla media nazionale (7,7 per 1.000), si è avuto un decremento delle IVG (interruzioni volontarie gravidanza): nel 2015 si sono registrate 6.100 IVG con una riduzione del 6,5% rispetto al 2014, mentre permane ancora elevato il tasso di abortività tra le donne straniere, il 18,7 per 1000 da confrontare col 5,5 per mille delle italiane.
Diminuiscono gli aborti nelle strutture ospedaliere, ma diminuiscono gli aborti? Un percorso ad ostacoli e contro il tempo. In Toscana la percentuale di obiettori nel 2016 era del 56,2%: più della metà. L’età media dei medici che applicano la legge 194 è molto alta e quando andranno in pensione non ci saranno sufficienti giovani medici per sostituirli. In più i medici non obiettori subiscono molto spesso discriminazioni sul posto di lavoro e pressioni psicologiche dai colleghi. Una criticità e rappresentata dal tempo di attesa per l’esecuzione dell’IVG: nel 39,7% dei casi è superiore a 2 settimane (era 24,3% nel 2000), valore in linea con la media nazionale del 37,7% nel 2013. Come conseguenza il 52,3% degli interventi per IVG si effettua dopo l’ottava settimana, con rischi maggiori per la salute delle donne. Sono le straniere a presentare tempi di attesa più lunghi, indicando problemi nell’accessibilità ai servizi. Quello che inquieta (ma i dati sono fermi al 2013) sono le IVG rispetto alle Dimissioni Ospedaliere (cioè quante donne realmente abortiscono dopo essere entrate in ospedale). Il trend della differenza tra chi entra per abortire e chi realmente lo fa è in calo fino al 2008 (varia dall’11,7% del 2002 al 6,5% del 2008), ma poi ricomincia a salire, fino ad arrivare di nuovo al 10% del 2012 e al 8,5% del 2013. Perché ci ripensano? Dove finiscono le donne che hanno chiesto di abortire e poi spariscono?

LE INIZIATIVE DEL 30 SETTEMBRE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

“Riprendiamoci la libertà!”: con questo slogan il segretario generale della Cgil Susanna Camusso invita tutte le donne a scendere nelle piazze italiane sabato 30 settembre per le manifestazioni organizzate dalla Confederazione contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime. “In Toscana, dove nelle ultime settimane le cronache sono piene di episodi anche terribili di mancanza di rispetto verso le donne, saranno organizzati presìdi nelle province”, spiega Dalida Angelini, segretaria generale di Cgil Toscana, che aggiunge: “I numeri sulle violenze sulle donne raccontano purtroppo non un’emergenza ma la quotidianità. In queste settimane abbiamo letto e sentito colpevolizzazioni delle donne, visto decaloghi su come comportarsi: ma si sa o no quanto per una donna è difficile e doloroso denunciare? Non è questa la strada giusta, per questo c’è bisogno di una azione. Serve coinvolgimento in questa battaglia, anche degli uomini: ogni violenza sulle donne riguarda tutti. Il nostro appello è anche quello di un uso accorto delle parole, altrimenti le donne che subiscono una violenza finiscono per subirne due”.
Per la Cgil “il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta”. Con l’appello, dal titolo ‘Avete tolto senso alle parole’, la Cgil lancia una mobilitazione nazionale “per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma”. Perché “la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne”, che “non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa”. “L’appello – ricorda la Cgil – è aperto a tutte coloro che vorranno aderire. È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora”. Per aderire, http://www.progressi.org/avetetoltoilsensoalleparole. Queste le iniziative toscane di sabato (eventi in aggiornamento): Arezzo (presidio il pomeriggio alla Fiera dell’artigianato, Corso e Piazza Vasari), Prato (volantinaggio in centro, alle 16 ritrovo in piazza del Comune), Pisa (volantinaggio al mercato la mattina a Volterra, volantinaggio al mercato la mattina a Pisa, presidio dalle 17 alle 19 in Corso Italia – Logge di Banchi a Pisa), Massa Carrara (oggi si decidono i termini dell’iniziativa), Pistoia (gazebo animato, ore 10:30 in Piazza Duomo), Livorno (ore 10-12 presidio alla terrazza Mascagni, in caso di pioggia via Grande angolo via della Madonna). A Firenze è prevista la manifestazione per l’aborto sicuro il 28 settembre, nel senese (a Montepulciano) il 13 ottobre alle 21 ci sarà una iniziativa in ricordo di Antoneta Balan (uccisa il 13 luglio).

I NUMERI DELLO SPORTELLO DONNA DI FIRENZE

Lo Sportello “Donna chiama donna” della Cgil Firenze (telefono 0552700417, mail donnachiamadonna@firenze.tosc.cgil.it) da anni – centinaia le donne assistite – tra Firenze, Figline, Empoli e Borgo San Lorenzo offre servizi a donne con problemi di lavoro, donne incinta che non sanno come coniugare la maternità con il mestiere, donne discriminate o maltrattate, o che hanno un genitore non più autosufficiente o che vogliono adottare un bambino): nell’ultimo anno (da giugno a giugno) 81 donne incontrate. Le fasce d’età più rappresentate sono fra i 30 e i 50 anni, con il 54% di presenze, ma sono significativi sia il 13% di ultrasessantenni, sia la bassa frequenza delle giovani fino ai 30 anni. Le donne che si rivolgono a questo sportello sono per la maggior parte sposate (30%), italiane (81%), con un solo figlio (43%) o senza figli (33%), occupate (68%). “Solo” il 17% sono disoccupate e solo una si è dichiarata casalinga. La scolarizzazione è alta: 48% diplomate, 27% con laurea o master. Hanno conosciuto lo sportello da fonte sindacale (per il 53%). Perché si rivolgono alla Cgil? In misura esattamente identica per problemi attinenti al diritto di famiglia e al diritto del lavoro (44%), in maniera residuale per i diritti della persona (12%) dove emerge il problema della sicurezza.
La violenza è il tema predominante: nell’ambito del diritto di famiglia il 18% ha affrontato problematiche di divorzio e separazione, in ambito lavorativo si denunciano vessazioni e violenze di varia natura nel 23% dei colloqui. Sempre nella sfera del lavoro, l’altro grande scoglio è la maternità (15% delle denunce) che fa sorgere problemi seri non solo col datore, ma spesso anche con i colleghi di lavoro. Su 81 persone incontrate ben 34 hanno denunciato violenze più un caso di mobbing e uno di stalking riconosciuti dalle autorità. I percorsi attivati dalla Cgil interessano sia i legali con cui si collabora ma soprattutto le categorie di riferimento, cui sono stati segnalati il 19% dei casi, senza contare i servizi e la galassia Cgil, da Federconsumatori a Sunia, senza tralasciare la Questura, i servizi sociali e associazioni del territorio come Artemisia.

 

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