Diritti per internet del futuro

La Cgil di Pisa ha partecipato, presso il Polo Tecnologico di Navacchio, ad un incontro organizzato dalla Commissione Europea “Next Generation Internet” per tratteggiare un futuro che contribuisca a costruire e sviluppare internet più a misura dei bisogni delle persone e a tutela dei loro diritti.

Di seguito il nostro contributo:

Pisa, 11 luglio 2017 – E’ importante sottolineare l’approccio che secondo noi è quello giusto, positivo, col quale si svolgono questi incontri.
I temi presi a riferimento nelle motivazioni che rafforzano i valori della uguaglianza, equità, cooperazione, inclusività, libertà e democrazia sono quelli nei quali la CGIL si riconosce. Tra questi valori emergono, per la nostra organizzazione, la tutela e la rappresentatività dei lavoratori e l’impegno per conservare o, se non ci sono, costruire, condizioni di un lavoro dignitose.
E’ necessario ribadire questi punti fondativi come le linee entro le quali dobbiamo muoverci, in particolare in questo momento storico nel quale si riaccendono idee di chiusura, di muri …
Iniziando con questi argomenti non ci si discosta da quello che è il tema sul quale siamo chiamati a portare il nostro contributo perché internet – la connessione, il passaggio di dati riguardanti cose e persone – a seconda di come viene gestita può aiutare o, al contrario, schiacciare la democrazia che si attua anche attraverso le informazioni corrette, condivise e conosciute da tutti e per tutti.
Perciò mi ritrovo nelle linee principali di questo pomeriggio: confrontarsi per sviluppare una rete internet che ponga al centro le persone e che usi la tecnologia per promuovere un contesto tecnologico più umano e io aggiungo, corretto, inclusivo e socialmente utile.
Tanti paesi stanno studiando le potenzialità della rete, per i suoi connotati economici, ma anche per gli impatti sociali che ne deriveranno. Le risposte e le analisi sono anche molto diverse fra loro. Fra gli stati europei, ci sono paesi che stanno già valutando i programmi attuati da tempo, una fra tutte la Germania, e paesi che stanno approcciandosi al tema adesso.
L’Italia, con le potenzialità insite nel suo sistema produttivo, tenendo conto anche di quelle che possono essere viste come debolezze – il 90% delle società ha dimensioni medio piccole – vede la presenza di realtà aziendali e territoriali, come la regione Emilia Romagna, già in azione su questo tema, ma manca sicuramente un sistema nazionale che le metta in rete e, attraverso politiche non di sola decontribuzione, ma anche di visione strategica, superi e poi cancelli la frammentazione.
L’Europa dovrebbe necessariamente, tenendo conto delle differenze che esistono, mettere a sistema le varie politiche nazionali per dare gambe, anche in questo campo, al sentimento europeo, che non guardi solo il punto di vista economico o finanziario, ma che valorizzi le persone, aumentando, anche in questo campo, il senso di europeismo che si sta, purtroppo, perdendo.
Da parte sindacale forte è la richiesta alla Commissione di relazionarsi con le organizzazioni di rappresentanza europee, per far sì che tutti i paesi guardino all’evoluzione di internet non solo come opportunità di crescita di mercato, ma come opportunità di crescita dei diritti dei lavoratori, facendo attenzione all’impatto sociale e alle ripercussioni, che molti studiosi indicano, sul lavoro, sia in termini di posti di lavoro sia di cambiamenti di professionalità e ruoli.
Ad oggi la situazione occupazionale in Italia non è migliorata. Sono di sabato 8 luglio ultimi dati Istat, che danno una disoccupazione potenziale al 18,5%, di cui il 37% giovanile: questi sono i numeri duri che fotografano la percentuale di coloro che lavorano con contratto part time obbligatorio; si stanno alzando i contratti a tempo determinato e il numero coloro che lavorano in modo discontinuo. Situazione che, a nostro giudizio, peggiorerà con la reintroduzione dei voucher.
Riteniamo che questi dati siano importanti anche per il tema di oggi in quanto uno degli elementi che può fare la differenza tra internet visto come possibilità e internet visto come esclusione passa attraverso la possibilità di avere una connessione, saperla utilizzare e non esserne utilizzati.
Partendo dalla certezza che il processo di connessione internet non si può fermare, la responsabilità di governarlo – di farlo o meno – ricade su chi, nei diversi ruoli, ha delle responsabilità decisionali o di rappresentanza.
Perché la tecnologia è neutrale: il beneficio da trarne dipende da come si usa e chi la usa.
Riteniamo sbagliato e scorretto affermare che discutere su come gestire il rapido processo d’innovazione e cambiamento non ci appartenga, perché si tratta di un fenomeno lontano da noi: penso invece che chi afferma questa falsità voglia distogliere l’attenzione sul tema, perché non venga affrontato nei termini giusti, con discussione e condivisione, per poi presentarlo al momento in cui, non essendo stato governato, diventa problematico e le soluzioni immediate sono quelle di chiusura, protezionismo, paura. Mettere di nuovo le comunità ed il mondo del lavoro di fronte all’ennesima emergenza – un’emergenza annunciatissima in questo caso – sarebbe tanto grave quanto inaccettabile.
E’ quindi necessario ed eticamente corretto portare a conoscenza collettiva il cambiamento in atto.
Se non governato potrebbe aumentare la polarizzazione fra i territori, fra le persone, fra le retribuzioni, fra i diritti, fra le possibilità.
Perché vi siano invece benefici dalla automazione e dall’utilizzo di internet devono essere fatte politiche per chiarire non tanto come saranno progettate le macchine o le reti, ma per delineare in che modo si risponderà alle persone, come si coinvolgeranno e come si faranno interagire.
L’interesse comune non può essere ancora e solo il mercato, ma il benessere delle persone e della società, ognuno col proprio ruolo.
Il sindacato si è posto da tempo il problema, valutando prima di tutto lo stato attuale e quali possano esserne gli sviluppi prossimi e fra questi emerge la parcellizzazione del lavoro che non si arresta e che rende complicato l’agire della rappresentanza; altro elemento da notare è il contatto diretto con le persone e tra le perosne, che noi valutiamo come la dimensione più importante. Vediamo però che, pur cambiando le modalità (non esiste più la grande fabbrica dove, in una assemblea, si parlava con 1000 persone) non diminuisce la necessità di mettersi insieme, di tutelare in modo collettivo i propri diritti, di dare un senso sociale al lavoro, di sentirsi parte di un sistema.
Per questo abbiamo presentato la proposta di legge Carta dei Diritti Universali del Lavoro, coinvolgendo non solo i lavoratori, ma i cittadini, nelle piazze, nelle iniziative, nella raccolta di firme. Consci che dovevamo fare un passo in avanti, abbiamo presentato una proposta di legge che non fa distinzioni fra lavoratori subordinati e autonomi, ma parte da un punto fondamentale: chi lavora deve avere in capo diritti e tutele, intervenendo anche sulla necessità di unificare il mondo del lavoro, partendo appunto dai diritti.
Diritto al lavoro, decente e dignitoso, svolto in condizioni chiare e sicure, con un compenso equo, legato al diritto al riposo per una piena conciliazione tra vita familiare e lavorativa che afferma anche il principio delle pari opportunità e il diritto alla disconnessione, alla formazione, alla riservatezza sui propri dati. Tutto questo, legato alla libertà di espressione e adesione e rappresentanza deve poter ridare dignità al termine lavoro.
Questi temi rispondono alla necessità di far diventare opportunità le nuove situazioni che si apriranno.
La velocizzazione dei cambiamenti richiederà formazione continua, politiche attive, una politica sugli orari lavorativi e non, scelte politiche su welfare universale, cercando i canali di finanziamento, ammortizzatori sociali, trovando risorse anche quando si dice che non ce ne siano, riscrivendo le regole – con coraggio e lungimiranza – di un stato sociale universalistico e continentale.
E’ obbligatorio pensare collettivamente a soluzioni vere e urgenti, prima che ogni paese svolga autonomamente proprie linee di azione che determinano conseguentemente ulteriori divisioni e differenziazioni, in un mondo ormai frastagliato e certo non felice.

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