Contributo affitto: incostituzionale la norma anti immigrati. I Comuni proroghino i bandi

Conferenza stampa martedì 31 luglio ore 11:00

Accesso al contributo affitto. Incostituzionale la norma anti immigrati.

Ora i Comuni della provincia di Pisa proroghino i bandi sino al 30 settembre.

Lo scorso 20 luglio 2018 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la sentenza n. 166/2018 della Corte Costituzionale, sentenza che chiude il dibattito sulla limitazione agli immigrati (regolari nel nostro Paese) della possibilità di beneficiare delle prestazioni assistenziali che offre lo Stato Sociale.

In particolare la decisione della Consulta dichiara la non conformità a Costituzione dell’art. 11, comma 13, dl 112/2008, convertito con modificazioni dalla Legge 133/2008 il quale prevedeva (il passato ormai è d’obbligo essendo la norma abrogata): “ai fini del riparto del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, di cui all’art. 11 della legge 431/98, i requisiti minimi necessari per beneficiare dei contributi integrativi (…) devono prevedere per gli immigrati il possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella medesima regione”.

Una breve cronistoria sull’evoluzione del Fondo nazionale per il contributo all’affitto aiuterà a capire meglio la portata della pronuncia.

Il Fondo nazionale per il sostegno alla locazione abitativa (comunemente contributo affitto) viene istituito con l’art. 11 della legge 431/98 (disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo). Il comma 4 dello stesso articolo stabiliva che il Ministro dei lavori pubblici (…), previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, definisce, con proprio decreto, i requisiti minimi necessari per beneficiare dei contributi (…).

Con decreto del Ministero dei lavori pubblici e delle infrastrutture, 7 giugno 1999, venivano fissati i requisiti minimi dei conduttori per beneficiare dei contributi.

I requisiti venivano così individuati nel decreto:

Requisiti minimi per beneficiare dei contributi

1. La concessione dei contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione di cui all’art. 11, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, da effettuarsi sulla base di apposita graduatoria comunale, e’ assoggettata alla sussistenza dei seguenti requisiti minimi riferiti al nucleo familiare del richiedente:

a) reddito annuo imponibile complessivo non superiore a due pensioni minime INPS, rispetto al quale l’incidenza del canone di locazione risulti non inferiore al 14 per cento;

b) reddito annuo imponibile complessivo non superiore a quello determinato dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, rispetto al quale l’incidenza del canone di locazione risulti non inferiore al 24 per cento.

2. Per l’accertamento dei requisiti minimi di cui alle lettere a) e b) del comma 1, l’ammontare dei redditi da assumere a riferimento e’ quello risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi ed il valoredei canoni e’ quello risultante dai contratti di locazione regolarmente registrati, al netto degli oneri accessori.

3. Ai fini verifica della situazione economica e patrimoniale del nucleo familiare deve essere resa apposita dichiarazione ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109.

In origine quindi né il decreto,nè la legge istitutiva del fondo prevedevano distinzioni tra cittadini e stranieri e neppure menzionavano requisiti legati alla durata della residenza sul territorio nazionale e regionale, ma individuavano solo criteri di carattere economico. Beneficiavano del Fondo tutti i conduttori (inquilini) seriamente disagiati.

Dieci anni dopo l’istituzione del fondo, con il dl 112/2008 (art. 11, comma 13), convertito nella legge 133/2008, ha introdotto una distinzione tra i conduttori beneficiari, richiedendo requisiti ulteriori ai soli cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea.

Il ragionamento della Corte che ha sancito l’illegittimità costituzionale della norma:

1. la disposizione censurata introduce una irragionevole discriminazione a danno dei cittadini di paesi non appartenenti all’Unione europea, richiedendo solo ad essi il possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella medesima regione;

2. la Corte ribadisce che il legislatore può legittimamente circoscrivere la platea dei beneficiari delle prestazioni sociali in ragione della limitatezza delle risorse destinate al loro finanziamento, tuttavia, la scelta legislativa non è esente da vincoli di ordine costituzionale;

3. ogni norma che imponga distinzioni fra varie categorie di persone in ragione della cittadinanza e della residenza per regolare l’accesso alle prestazioni sociali deve pur sempre rispondere al principio di ragionevolezza ex art 3 Cost.

4. La Corte già aveva avuto modo di precisare che le politiche sociali dirette al soddisfacimento dei bisogni abitativi, possono prendere in considerazione un radicamento territoriale ulteriore rispetto alla semplice residenza, purché contenuto in limiti non palesemente arbitrari o irragionevoli.

La Corte conclude dichiarando l’illegittimità costituzionale della norma in quanto:

1. deve ritenersi che dieci anni di residenza sul territorio nazionale o cinque anni sul territorio regionale, costituiscono una durata palesemente irragionevole e arbitraria, oltre che non rispettosa dei vincoli europei (…);

2. la disposizione attinge agli estremi dell’irrazionalità intrinseca nella parte in cui esige una residenza protratta per dieci anni sul territorio nazionale, dato che tale termine coincide con quello necessario e sufficiente a richiedere la cittadinanza italiana (…);

3. …anche il termine di cinque anni nel territorio regionale risulta palesemente irragionevole e sproporzionato, considerato che i fondi sono stati istituiti dal legislatore in un contesto normativo volto anche a favorire la mobilità nel settore della locazione (…)

4. tutti questi indici normativi e giurisprudenziali, relativi e attuativi anche di precisi obblighi assunti dallo Stato nel contesto dell’Unione europea, confermano che la previsione di un requisito di residenza decennale nel territorio dello Stato e quinquennale in quello della Regione risulta sproporzionato e perciò irragionevole, oltre che non rispettoso degli obblighi europei.

Quali effetti produrrà la decisione della Consulta nella nostra provincia?

Tutti i Comuni della provincia di Pisa hanno pubblicato i bando per l’erogazione del contributo affitto richiedendo tra gli altri requisiti anche quello della c.d. residenza storica dichiarato incostituzionale.

Di seguito la situazione di tutti i Comuni della provincia di Pisa in merito alla pubblicazione, scadenza e pubblicazione delle graduatorie per il contributo 2018.

Comune di Pisa: scaduto il 22/06/2018 (no provvisoria)

Comune di Cascina: scaduto il 18/06/2018, approvata la graduatoria provvisoria (opposizioni entro il 10/08/2018).

Comune di San Giuliano Terme: bando chiuso il 29/06/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Pontedera: scaduto il 28 luglio 18 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

San Miniato: scade il 06/08/2018

Ponsacco: scaduto il 22/06/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Santa Croce S/A: di prossima pubblicazione

Castelfranco di sotto: di prossima pubblicazione

Santa Maria a Monte: di prossima pubblicazione

Casciana Terme Lari: scade il 28/07/2018

Calcinaia: scade il 28/07/2018

Vecchiano: bando scaduto il 30/06/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Montopoli in Val d’Arno: bando scaduto il 18/07/2018 (non ancora pubblicata la grad. provvisoria)

Volterra: bando chiuso il 20/06/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Vicopisano: scaduto il 14/07/2018

Bientina: scaduto il 28/07/2018

Calci: scaduto il 20 giugno 2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Capannoli: scaduto il 28/07/2018, (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria

Pomarance: scadenza 05/08/2018

Buti: scaduto il 28/07/2018

Crespina Lorenzana: scaduto il 29/06/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Peccioli: scaduto il 30/06/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Palaia: scaduto il 28/07/218

Terricciola: scaduto il 22/06/18 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Fauglia: scaduto il 13/06/2018

Castelnuovo Val di Cecina: scaduto il 09/07/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Montescudaio: scade il 03/08/2018

Castellina marittima: n/d

Montecatini Val di Cecina: n/d

Santa Luce: scaduto il 19/04/2018 (non ancora pubblicata la graduatoria provvisoria)

Riparbella: n/d

Chianni: bando chiuso il 07/07/2018 (una sola domanda presentata)

Lajatico: scaduto il 30/06/18 (no provvisoria)

Guardistallo: n/d

Casale marittimo: scaduto il 25/06/2018

Monteverdi marittimo: scaduto il 27/07/2018

Orciano pisano: n/d

Nella nostra provincia abbiamo quindi una situazione per cui tutti i Comuni hanno pubblicato i bandi per il contributo affitto 2018. La procedura vede alcuni Comuni con bandi scaduti ma non hanno ancora pubblicato la graduatoria provvisoria, pochi altri Comuni hanno già pubblicato la graduatoria provvisoria.

Chiediamo, in rispetto della sentenza che i Comuni procedano alla riapertura dei termini con una nuova scadenza da fissare almeno al 30 settembre p.v. per consentire a quanti non hanno fatto domanda di poterla ripresentare.

Vorremmo che sul tema del diritto fondamentale all’abitazione di discuta di risorse da investire e non di limitare la platea dei possibili beneficiari introducendo norme non compatibili con la nostra Costituzione.

documento per conf stampa sent 166_2018Cost

News 2018-07-20 pronuncia_166_2018_fondo_naz_accesso_abitaz_locaz_immigrati (1)

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