Ledda: verso il futuro per i diritti

Il nostro Paese sta attraversando, ormai da troppo tempo, una crisi economica che ha determinato e continua a determinare situazioni di forte disagio sociale. Sono a testimoniarlo i numeri sulla disoccupazione, in special modo quella giovanile, il ricorso agli ammortizzatori sociali, il numero degli inoccupati, l’aumento della povertà per fasce sempre più ampie della popolazione. Non solo i numeri indicano tutto questo: ogni giorno, nelle nostre sedi, vengono persone in cerca di un aiuto per fronteggiare un licenziamento, per provare ad avere una risposta collettiva o individuale alla loro condizione di bisogno.

Con il passare degli anni ci siamo resi conto che, con le nostre azioni tradizionali, non si producono più quei cambiamenti che riteniamo necessari per tornare ad essere un paese in cui il “lavoro” sia un valore ed un elemento cardine d’inclusione sociale. Il lavoro è oggi sempre più mercificato, svalutato, e non riesce a garantire potere d’acquisto sufficiente. Era, ed oggi è ancor più necessario, che gli attori della politica italiana inizino ad affrontare il problema delle condizioni del mondo del lavoro, non con slogan accattivanti, ma con fatti che modifichino concretamente le reali condizioni delle persone.

A fronte delle mancate risposte in questa direzione, all’inerzia protratta per un tempo insostenibile, la CGIL ha deciso, lo scorso anno, di aprire una nuova fase, intraprendendo iniziative –  in alcuni casi inedite – come quella referendaria.

“Carta dei Diritti” e “Referendum sui vaucher e sugli appalti” sono i due strumenti messi in campo. La prima è una legge di iniziativa popolare sottoscritta da più di un milione e mezzo di cittadini che in questi giorni inizia il proprio iter parlamentare. E’ una proposta di legge che chiede una riscrittura delle norme del Lavoro all’altezza di un paese civile, i secondi invece sono due referendum abrogativi. Quello sui vaucher riguarda il lavoro occasionale. L’abuso del voucher ha determinato, in alcuni settori, come ad esempio quello stagionale turistico, la quasi totale scomparsa del lavoro dipendente. Il referendum sugli appalti vuole ripristinare la responsabilità in solido – cioè il pagamento retributivo e contributivo per i lavoratori in caso d’insolvenza dell’azienda di cui sono dipendenti – da parte del committente cioè di chi appalta il lavoro.

In questi giorni si è aperta la campagna elettorale referendaria: è un momento importante per la vita del nostro Paese. In gioco non ci sono solo due norme riguardanti il lavoro, ma due concezioni idi mondo molto diverse fra loro. La prima indica il lavoro come una delle tante merci a disposizione nel mercato globale – una merce che non porta con se diritti e tutele – l’altra il punto di vista di chi come noi continua a credere che il lavoro sia il solo vero elemento d’inclusione sociale, normato secondo diritti e doveri condivisi, per generare una condizione benessere collettivo.

Non è banale: la CGIL chiama i cittadini di questo paese ad esprimersi per dire quale futuro vogliano per se stessi, per i propri figli e per le generazioni future. Vogliamo che si possa dire con forza che crediamo in una società solidale dove non si venga lasciati da soli, in un paese che, attraverso il lavoro, ritrovi un nuovo patto di coesione sociale.

Per questo chiediamo a tutti di “Liberare il Lavoro” e di votare due SI ai referendum, perché da questo primo passo sia possibile ripartire e ricominciare ad immaginare e costruire un futuro migliore.

 

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