Al Toscana Pride contro le discriminazioni sul lavoro

Il 27 Maggio prossimo migliaia di persone si riuniranno ad Arezzo per la parata del Toscana Pride, la più importante manifestazione in Toscana per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender/transessuali, intersessuali e queer (LGBTIQ).

Insieme alle associazioni promotrici del percorso politico che culminerà con il 27 Maggio, sfileranno decine tra organizzazioni, sindacati e gruppi che aderiscono al manifesto politico del Pride, e soprattutto tante e tanti singoli che in piazza porteranno i propri corpi e reclameranno, chi urlando e chi a bassa voce, chi in giacca e cravatta e chi con colori sgargianti, i diritti che ancora vengono negati a chi non è eterosessuale e cisgender.

Sin dalle sue prime edizioni, di cui ricordiamo quella del 1979 a Pisa, il Pride si è evoluto: la cultura e la società sono cambiate, i diritti conquistati sono molti, e di conseguenza le rivendicazioni e i linguaggi utilizzati si sono modificati. Allora si chiamava “Gay Pride” – molti e molte ancora oggi lo chiamano così – ma questo lasciava fuori le donne omosessuali, le persone trans*, i/le bisessuali. Oggi lo chiamiamo LGBT Pride o semplicemente Pride, perché in realtà il Pride è di tutte e tutti, anche delle persone eterosessuali. Specialmente quelle persone eterosessuali che per come si vestono, come parlano o per i loro interessi non conformi al loro genere, vengono ritenute omosessuali e quindi vengono discriminate.

Nel 1979 le persone LGBTIQ richiedevano a gran voce visibilità, considerazione e rispetto. In un mondo che le nascondeva e le ripudiava, il massimo a cui si poteva aspirare era di mostrare la propria esistenza; bastava essere riconosciuti. Quarant’anni dopo, le istanze si sono moltiplicate, le richieste si sono perfezionate.

Nel 2017 non siamo solo LGBTIQ, siamo persone di ogni classe sociale, colore della pelle, religione, etnia, cultura. Siamo lavoratori e lavoratrici. Le poche statistiche disponibili dicono che solo un quarto di noi fa coming out – cioè dichiara il proprio orientamento – sul posto di lavoro. Ciò significa che solo una persona omosessuale su quattro parla in ufficio del proprio compagno o della propria compagna, della gita fatta durante il weekend, della pianificazione della propria unione civile. Le altre tre persone nascondono, insieme a tutto ciò, una parte importante della propria vita. Una tortura che nessun eterosessuale si è mai sognato di autoinfliggersi.

Ancora peggiore è la situazione delle persone transgender, che si vedono rifiutate colloqui di lavoro per il solo fatto di essere in transizione di sesso, un’opportunità che la legge italiana prevede dal 1982, ma che non è mai stata affiancata da politiche antidiscriminatorie.

Su queste basi si fondano le richieste inserite nel manifesto politico del Toscana Pride inerenti al lavoro: equo accesso all’impiego indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere; promozione sul luogo di lavoro di politiche di inclusione che favoriscano il benessere del lavoratore e della lavoratrice; politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia che tutelino anche i nuclei famigliari non tradizionali.

In questo quadro riteniamo fondamentale la costituzione di una rete di associazioni e sindacati, con l’obiettivo di abbattere le discriminazioni delle persone LGBTIQ sul luogo di lavoro attraverso eventi di sensibilizzazione, corsi di formazione al personale e – perché no – manifestando fianco a fianco in piazza il 27 Maggio.

di Daniele Serra, Presidente di Pinkriot Arcigay Pisa Sito web del Toscana Pride: http://www.toscanapride.eu Manifesto politico del Toscana Pride: http://www.toscanapride.eu/manifesto-politico/ Informazioni sulla parata: http://www.toscanapride.eu/parata/ Sito web Pinkriot Arcigay Pisa: http://www.pinkriot.arcigaypisa.it

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